Il coraggio di essere vulnerabili è alla base dei rapporti umani

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Sempre più spesso le persone si sentono atterrite dalla polarità forte/debole, dove per forza tipicamente si indica la sicurezza, la capacità di far fronte alle difficoltà, il raggiungimento dei propri obiettivi, mentre la debolezza indicherebbe l’opposto: la mollezza, la fragilità, l’incapacità di formulare piani e strategie verso uno scopo.
La società attuale accentua questo dualismo con messaggi distorti che esaltano il super-uomo (o la super-donna), come se dovessimo essere tutti come l’immortale Achille. Ma Achille era immortale, appunto, e figlio di una dea; l’uomo muore e passa solo fugacemente su questa terra; la fragilità fa parte della sua persona, se non altro per questo. Ne fa parte come le ossa e i muscoli, come la paura e l’amore, come la fame e la sete.
Quando attraversiamo un momento di sofferenza, o quando qualcosa ci spaventa profondamente, la tentazione di costruirci una corazza dietro alla quale nascondere la nostra fragilità è molto forte. Per incoraggiare le persone a cui teniamo che devono affrontare una dura prova diciamo “resisti”, “non avere paura”, “ce la farai”; meno spesso le invitiamo a mostrare le loro paure, a non contrastarle. Non ci sembra bello ammettere davanti a loro che sì, in effetti quella cosa fa davvero paura. Così dicendo facciamo appello alla loro forza, non alla loro fragilità.


Può sembrare paradossale, eppure la capacità di essere fragili (o vulnerabili), il non aver paura di mostrarlo, è alla base delle nostre relazioni umane e di una vita più serena, come spiega la ricercatrice sociale Brené Brown nel suo illuminante intervento per TEDxHouston intitolato “Il potere della vulnerabilità”.
La Brown ha condotto uno studio di ben sei anni sulle connessioni umane, scoprendo che, alla base dei racconti delle persone intervistate a proposito delle loro connessioni, c’era sempre un sentimento di vergogna. Questa vergona è esattamente – sostiene – la paura di disconnettersi dalle persone se queste scoprono qualcosa di sgradevole su di noi.
Approfondendo l’indagine è riuscita a dividere i dati raccolti in due grandi gruppi:
  • testimonianze di persone che sentivano di meritare amore e appartenenza;
  • testimonianze di persone che lottavano per sentirsi meritevoli di amore e appartenenza, che si chiedevano sempre se fossero o meno all’altezza.
Stringendo ancora di più il cerchio e limitandosi solo al primo gruppo, la Brown ha individuato come tratto comune di quelle persone il coraggio, nel senso originale del termine. La parola coraggio deriva dal latino cor, che significa cuore; la definizione di questa parola era quindi saper raccontare la propria storia con tutto il cuore. 
vulnerabilità – raccontare una storia con tutto il cuore
vulnerabilità – raccontare una storia con tutto il cuore / foto: Fredrik Rubensson



In sostanza, le persone che si sentivano degne di essere amate e di appartenere a qualcosa avevano il coraggio di essere imperfette. Erano gentili con loro stesse, e così erano capaci di esserlo con gli altri; non cercavano di diventare la persona che avrebbero voluto essere, erano semplicemente se stesse e, grazie a questa autenticità, riuscivano a stabilire delle connessioni umane.
Un altro tratto comune tra loro era l’accettazione della vulnerabilità, la convinzione che fosse proprio ciò che le rendeva fragili a renderle anche delle belle persone. La descrivevano come un’esperienza necessaria, l’unico modo per sentirsi davvero vivi.
Nel momento in cui respingiamo le emozioni negative, respingiamo anche quelle positive, non si può scegliere quali emozioni addormentare. Se eliminiamo la vulnerabilità dalla nostra vita diventiamo completamente insensibili anche all’amore, alla gioia, alla creatività; in breve, smettiamo di vivere e iniziamo a lasciarci vivere, dando il via a un circolo vizioso di sofferenza molto più pericoloso del rischio di un’eventuale sofferenza derivante dal mostrarsi vulnerabili ogni giorno.
vulnerabilità – insensibilità alle emozioni
vulnerabilità – insensibilità alle emozioni / foto: Ivan Karasev

Ed è proprio questo il messaggio della Brown, come ricercatrice ma soprattutto come persona: accettate il fatto di essere vulnerabili.
Amate e ascoltate, anche quando non ci sono garanzie.
Smettete di rincorrere il mito della perfezione.
Siate grati dei momenti di paura, perché è proprio in quei momenti che avrete la certezza di essere vivi.
vulnerabilità – connessioni umane
vulnerabilità – connessioni umane / foto: freestocks.org


Non è un percorso semplice né immediato e la stessa Brown ha raccontato di essersi rivolta a una terapeuta per superare il momento di smarrimento che questa scoperta aveva portato nella sua esistenza:
È stata un'autodistruzione. La vulnerabilità faceva pressione, ed io la respingevo. Ho perso la battaglia, ma ho avuto indietro la mia vita.”
Contattami per affrontare insieme un percorso di riscoperta delle tue fragilità.